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Dopodiché

Nel vocabolario italiano ci sono espressioni ordinate in ordine alfabetico che lasciano il loro rango di parole normali per uscire alla ribalta e diffondersi inspiegabilmente nei discorsi di tutti. Luca Goldoni fu un grande osservatore di questo fenomeno, al punto da scrivere libri interi su una parola (Dipende, Cioè…) o su un modo di dire (Lei m’insegna, Colgo l’occasione, Non ho parole…).

Questo strano fenomeno poco tempo fa ha reso protagonista la parola “resilienza”, da molti detestata, ha reso pervasiva l’espressione qualunquistica “quant’altro”, tanto per ricordare alcuni casi recenti. Poi la moda linguistica passa, perché le parole e le espressioni troppo usate stancano, non destano più attenzione e, soprattutto, perdono di efficacia, scadendo nel luogo comune. Chi usa più o si ricorda le espressioni “a monte” e “a valle”?.  Cose del tempo passato.

Oggi si sta assistendo alla diffusione a macchia d’olio di “dopodiché”.

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Scritto da Franciscus
Creato: 02 Febbraio 2026
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Petrarca e i servi

Petrarca aristocratico

Tutti quelli che hanno studiato il latino o che hanno studiato la storia della schiavitù hanno letto la lettera nella quale Seneca parla dei servi (schiavi), che vanno trattati umanamente, perché a questo mondo siamo tutti conservi, esseri umani tutti soggetti al destino.

Francesco Petrarca, in una lettera[1] inviata al fratello Gherardo, ha dei servi una stima molto diversa rispetto quella di Seneca nell’epistola indirizzata a Lucilio[2]. Scopriamo così, con una certa sorpresa, un lato aristocratico della mentalità del grande poeta, allineata con quella delle classi privilegiate del tempo e opposta a quella del filosofo latino, come risulterà rileggendo le parole di questi due grandi autori.

Petrarca prende spunto dai conviviorum gloriosa fastidia (gloriosi fastidi dei conviti), i pranzi ufficiali, durante i quali si chiede: quid non iniuriarum a servis contumeliarumque perpetimur? (cosa non subiamo di offese e ingiurie da parte dei servi?).

E inizia la sua polemica con Seneca dicendo

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Scritto da Franciscus
Creato: 11 Gennaio 2026
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L'epitaffio di Dioscoro

Percorrendo a Milano corso di Porta Romana, pochi conoscono l'importanza di questa strada in epoca romana, quando la città si chiamava Mediolanum. Infatti questa era la via monumentale, chiamata Via Porticata, che partiva dall’attuale piazza Missori, dove si trovava Porta Romana, una delle porte di uscita della cinta muraria romana, e terminava all’attuale Crocetta. La Via Porticata era stata fatta costruire da Massimiano Erculeo dopo che, nel 286 d.C., divenuto imperatore dell’Impero Romano d’Occidente, aveva trasferito la capitale da Roma a Mediolanum. Volendo dotare la città di tutti i servizi degni di una capitale, promosse la costruzione del Circo, delle Terme Erculee, del proprio Palatium e appunto di questa Via Porticata in direzione Roma che partiva dalla Porta Romana della cinta muraria e terminava con un arco trionfale a tre fornici, che si trovava in quella zona che noi adesso conosciamo come Crocetta. Non a caso, proprio a metà di questa via, il vescovo Ambrogio aveva voluto inserire, come legame alla chiesa di Roma, una nuova costruzione dedicata agli Apostoli, denominata appunto Basilica Apostolorum, con pianta a croce latina, che tuttora è presente come Basilica di San Nazaro in Brolo.

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Scritto da Eugenio
Creato: 06 Ottobre 2025
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Iscrizioni su mosaico pavimentale nella Cattedrale di S. Maria Assunta a Pesaro

Gli scavi eseguiti nella Cattedrale di S. Maria Assunta a Pesaro hanno fatto venire alla luce due pavimenti decorati a mosaico[1], che risalgono a due epoche diverse. Il livello superiore, di età bizantina, risale al VI sec.; quello inferiore, paleocristiano, si trova a circa 2 metri sotto l’attuale pavimento, risale al IV-V sec.

L’intelligente opera di restauro consente di vedere alcune parti delle antiche decorazioni attraverso dei finestroni; l’illuminazione è a pagamento (oggi 1 €); non è facile scattare fotografie a causa dei riflessi e delle traverse di sostegno.

Le notizie d’insieme si trovano a questo indirizzo e non mancano studi accurati di livello scientifico, reperibili anche in rete; il mio personale interesse si è limitato a due iscrizioni che ho potuto vedere, appartenenti allo strato superiore.

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Scritto da Franciscus
Creato: 27 Settembre 2025
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Quando l’atto di battesimo si scriveva in latino

Cercando notizie sul mio bisnonno, nato nel 1837, sono andato a consultare l’archivio parrocchiale della chiesa in cui fu battezzato. A quel tempo non erano stati ancora istituiti i Registri dello stato civile[1], ma vigeva l’obbligo di tenere, a livello parrocchiale, i registri di battesimo, matrimonio e morte.

Grazie alla disponibilità dei sacerdoti don Marco e don Michele, che qui pubblicamente ringrazio, ho avuto accesso all’archivio parrocchiale della chiesa dei santi Pietro e Paolo di Villafalletto (CN) dove si trova il Liber baptizatorum, in cui ho trovato la registrazione del battesimo del mio antenato, scritta in latino. Ecco il testo con traduzione e commento

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Scritto da Franciscus
Creato: 23 Agosto 2025
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  1. Le epigrafi nella chiesa del Cornello
  2. Visita a uno storico campo di battaglia
  3. Il sublime dei moderni
  4. Il Sublime – περὶ ὕψους

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