Articoli di archeologia a cura del dott. Eugenio Bacchion

Dopo vari decenni di oblio trascorsi nei depositi, nel Civico Museo Archeologico di Milano sono ora esposte due Tavole di patronato (Tabulae patronatus) di Caio Silio Aviola, due lastre bronzee con inciso un testo epigrafico. Sono frutto di un acquisto fatto dal Comune di Milano a un’asta nel 1934 e da allora facevano parte delle collezioni del Museo. Dalle fonti documentali le lastre risultavano essere quattro, tutte riferite alla stessa persona di Caio Silio Aviola da un lato e a quattro diverse città dall’altra (1).
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Percorrendo a Milano corso di Porta Romana, pochi conoscono l'importanza di questa strada in epoca romana, quando la città si chiamava Mediolanum. Infatti questa era la via monumentale, chiamata Via Porticata, che partiva dall’attuale piazza Missori, dove si trovava Porta Romana, una delle porte di uscita della cinta muraria romana, e terminava all’attuale Crocetta. La Via Porticata era stata fatta costruire da Massimiano Erculeo dopo che, nel 286 d.C., divenuto imperatore dell’Impero Romano d’Occidente, aveva trasferito la capitale da Roma a Mediolanum. Volendo dotare la città di tutti i servizi degni di una capitale, promosse la costruzione del Circo, delle Terme Erculee, del proprio Palatium e appunto di questa Via Porticata in direzione Roma che partiva dalla Porta Romana della cinta muraria e terminava con un arco trionfale a tre fornici, che si trovava in quella zona che noi adesso conosciamo come Crocetta. Non a caso, proprio a metà di questa via, il vescovo Ambrogio aveva voluto inserire, come legame alla chiesa di Roma, una nuova costruzione dedicata agli Apostoli, denominata appunto Basilica Apostolorum, con pianta a croce latina, che tuttora è presente come Basilica di San Nazaro in Brolo.
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Passeggiando in via De Amicis a Milano, passa quasi sempre inosservato che al civico 17 si trovino i resti dell’Anfiteatro romano di Mediolanum con annesso l’Antiquarium “Alda Levi”.
Nella seconda sala dell’Antiquarium è esposta la stele funeraria del gladiatore Urbicus, rinvenuta a Milano tra via Francesco Sforza e corso di Porta Romana. Sono poche le stele funerarie di gladiatori rinvenute finora e quindi la stele di Urbicus è un reperto di assoluto rilievo. La stele è datata al III secolo d.C. e, oltre alla raffigurazione del gladiatore secutor con la sua arma da combattimento, la sua armatura e con il suo cagnolino che gli porge l’ultimo saluto, riporta un’iscrizione molto dettagliata, che recita:

D(is) M(anibus)
Urbico secutori
primo palo nation(e) Flo
rentin(o) qui pugnavit XIII (ter decies)
vixit ann(os) XXII (duos et viginti) Olympias
filia quem reliquit mesi V (quinque)
et Fortunesis filia(e)
et Lauricia uxor
marito bene merent(i)
cum quo vixsit ann(os) VII (septem)
Te moneo ut quis quem vic(e)
rit occidat
Colent Manes amatores ipsi
us
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Le lucerne e il mondo dei gladiatori 
Presso l’Antiquarium “Alda Levi”, in via De Amicis 17, Milano, è aperta dal 3 marzo al 23 dicembre 2023, da martedì a sabato con orario 10-15, una piccola mostra dal titolo “Lux in Arena. Le lucerne e il mondo dei gladiatori”.
L’argomento trattato riguarda il sistema di illuminazione nel mondo Romano, quindi lucerne in terracotta o in bronzo, lanterne, sempre in terracotta o in bronzo, se si andava in giro di notte, portate dal lucernarius.
In particolare vengono esposti degli esemplari che riportano raffigurazioni di gladiatori nelle loro varie specializzazioni (Hoplomachus, Murmillo, Thraex, Retiarius, ecc.) e in momenti diversi di combattimento, quasi una celebrazione fittile di eventi da ricordare per la loro risonanza.
Il percorso espositivo...
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In un precedente articolo avevo dato notizia del cosiddetto “tesoro”, un recipiente contenente 1000 monete d’oro e altri oggetti preziosi risalenti al V secolo, scoperto casualmente a Como. Eravamo nel lontano 2018 e così concludevo la notizia in breve: “Ora inizia la fase di studio, dalla quale saranno lontani i riflettori della cronaca”.
Ai quasi duemila lettori di quella notiziola dedico questo aggiornamento, che dà un’idea del prezioso lavoro svolto dagli archeologi e dalle riviste di archeologia.
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