Articoli di archeologia a cura del dott. Eugenio Bacchion
Che Milano sia stata capitale dell’impero di Occidente, al punto da competere anche con Roma[1], non si direbbe dai miseri resti che sopravvivono ai nostri giorni. Qualche muro di mattoni, un paio di torri del Circo ampiamente rimaneggiate, qualche reperto usato come ornamento parietale e poco altro. Quello che non è stato macinato dalle talpe metropolitane è inaccessibile perché conservato all’interno di case private oppure sepolto sotto il manto stradale; quanto è esposto nel piccolo, ma vivace Museo Archeologico di Corso Magenta non è certo proporzionato all’importanza di una capitale imperiale. 
Per fortuna gli archeologi non si arrendono: scavano, trovano, studiano e valorizzano quello che resta, consentendoci di migliorare sempre più le nostre conoscenze su Milano romana.
Accompagnato dal dottor Bacchion del Gruppo Archeologico Milanese mi sono recato a visitare l’Antiquarium dell’anfiteatro romano “Alda Levi”, insieme a un gruppo dei mitici “Latinisti dell’Archivio”, un sodalizio nato nei corsi di latino dell’Archivio di Stato di Milano. Le visite sono gratuite e garantite dai volontari del Touring Club Italiano, nell’ambito della lodevole iniziativa “Aperti per voi”.
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Ringrazio il dottor Fausto Tropeano che mi ha segnalato la presenza, all’Umanitaria, di un’interessante lapide di marmo visibile salendo la prima rampa di scale, sulla parete del mezzanino al di sotto del finestrone. A lui devo anche la riproduzione fotografica, opportunamente ritoccata per favorirne la lettura.
È un’epigrafe incassata nel muro, risalente al XVI secolo, sulla quale, non senza fatica, sono distinguibili quattro distici elegiaci in latino.
Eccone la trascrizione, la traduzione e qualche riga di commento
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