Quaere

Il maialino nellalimentazione romana 1La carne di maiale era una delle regine della dieta alimentare romana. Lo provano gli esami dei resti ossei rinvenuti a Pompei e lo confermano le testimonianze di illustri personaggi del tempo, come Plinio il Vecchio, il quale nella 𝑁𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑖𝑠 𝐻𝑖𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 (libro XI e XXXVII), dedica numerose pagine all’animale, diffusamente allevato e che costituiva la principale fonte di carne consumata dai Romani.

Appare interessante rilevare come alcuni luoghi comuni sull’animale, ancora oggi diffusi, sono già riportati da Plinio, il quale dice testualmente che ‘una caratteristica di questa specie è il piacere che provano nel rotolarsi in mezzo al fango’; ma anche che ‘tra tutti gli animali il porco è senz’altro quello più stupido’, anche se poi riporta una serie di aneddoti che dimostrano il contrario…
Secondo Plinio, infatti, il maiale riconosce e segue il suo guardiano e, quando è guidato da un capobranco, è capace di spostarsi in gruppo e poi di tornare alla stalla, mentre quello selvatico, nei terreni paludosi, è in grado di confondere le sue tracce per facilitarsi la fuga. Sottolinea poi come i maiali siano onnivori e si nutrano anche di radici. 
Nelle aziende agricole romane, gli ovini erano allevati per la lana e, accessoriamente, per il latte e la carne, i bovini per il latte e il lavoro, i cavalli per il lavoro e la guerra, mentre i maiali, insieme agli animali da cortile, erano gli unici a essere allevati appositamente per la produzione della carne. 
L’allevamento dei maiali era condotto a diversi livelli. Nelle ville rustiche si allevavano uno o più capi, quanti erano necessari a soddisfare il fabbisogno di carne della familia, ma nelle grandi ville schiavistiche si arrivò ad allevare centinaia di suini.

Dal sito facebook Archeo

Il maialino nellalimentazione romana 2

(Foto: bronzetto raffigurante un maialino, dalla Villa dei Papiri di Ercolano, Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il calco del piccolo maiale rinvenuto nella fattoria di Villa Regina a Boscoreale)