Quaere

Intorno a Milano ci sono tanti luoghi di straordinario interesse, luoghi d’arte e di storia che riservano tante sorprese. L’abbazia di Viboldone è uno di questi: si trova nel Comune di San Giuliano Milanese a pochi chilometri dalla città, ma è lontana anni luce dalla vita movimentata che si vive nel centro urbano. C’è campagna, spazio aperto, tranquillità, c’è la Vettabbia che scorre veloce nel parco e in primavera il canto degli uccelli riesce a coprire il ronzio del traffico della vicina tangenziale. La sua storia antica è riassunta nei cartelli e ben illustrata nel suo sito internet; quest’anno festeggia il suo 850° anniversario e la sua storia continua anche grazie ai volontari che organizzano eventi e visite guidate.

La passione per la scoperta dei tesori che si trovano a Milano e dintorni mi ha fatto incontrare un’interessante epigrafe in latino scritta sulla facciata di un edificio rurale adiacente all’abbazia.

L’iscrizione è disposta su due livelli e presenta qualche lacuna colmabile grazie ad alcuni moderni siti internet e trova conferme in modelli che risalgono a tempi lontani.

Ecco le foto

Cornice alta

SQVALENTIBUS – ÆD[IBUS DISIEC]TIS – HÆ – RVRIS – COMMODO – A – FVNDA[M]ENTIS – EXCITATÆ – ANNO – RECVPERATÆ - SAL – MCMXXIX – LICT – VII

Traduzione

Abbattuti gli edifici malridotti, queste (case) a conforto della (vita di) campagna furono erette dalle fondamenta nell’anno MCMXXIX della recuperata salvezza[1] VII[2] del Littorio.


Cornice bassa

PRO – SOLE – PRO – PVLVERE – PRO – VIGILIIS – PRO – LABORIBVS – VT – AGRESTE – NEGOTIVM – REQVIETE – INTERPOSITA – CLARIOREM – LAVDEM - <FRVCTV>SQVE – VBERIORES – PAR<IAT>

Traduzione

Per il sole, per la polvere, per le veglie, per le fatiche, perché il lavoro dei campi intervallato dal riposo, generi più chiara lode e frutti più ricchi.


Grazie a una prima ricerca in Internet[3] si viene a sapere che questa casa agricola fu un “Centro di ricovero e riposo per braccianti agricoli” e che era “conosciuta come ‘la càa di paròl’ (la casa delle parole[4]) per via di una scritta in latino che scorre su due strisce leggibili sotto la grondaia e a metà della costruzione”.

Grato ma non soddisfatto per questa prima informazione, ho approfondito la ricerca, incuriosito dal contrasto tra il latino un po’ sommario della cornice alta e il più che dignitoso latino della cornice inferiore. Un suggerimento dell’AI mi porta alla villa Imperiale di Pesaro e al nome illustre di Pietro Bembo[5], ispiratore di una parte dell’iscrizione di Viboldone.

Andiamo allora alla scoperta di questo legame così lontano nello spazio e nel tempo. Ci spostiamo a Pesaro nella Villa Imperiale nella quale si trovano la fonte di ispirazione per l’epigrafe di Viboldone e una storia interessante.

La Villa Imperiale, che Alessandro Sforza si era fatto costruire nei pressi di Pesaro, era stata ultimata nel 1469; successivamente fu ampliata dalla duchessa Eleonora Gonzaga che voleva donare al marito Francesco Maria I Della Rovere, duca di Urbino, un luogo di riposo dalle fatiche della guerra.

La duchessa Eleonora, dedita alla vita culturale della corte urbinate e pesarese, nel 1530 aveva commissionato all’architetto e scenografo Girolamo Genga l’ampliamento della villa per creare un ambiente di delizia come luogo di riposo per un guerriero reduce dalle spedizioni militari.

Per le epigrafi dedicatorie fu interpellato uno dei più celebri intellettuali e linguisti del tempo, Pietro Bembo. Nella raccolta delle sue lettere troviamo questa del 28 luglio 1533[6], che contiene tre suggerimenti. Ne riportiamo la parte iniziale.

“Al Conte Giovan Jacopo Leonardi, Orator del Duca d’Urbino. A Venegia.

Mando a V. Sig. le inscrizioni che richiede il Sig. Duca, ciò è per lo fregio ad alto della casa dalla parte de’ giardini e di tramontana, così Pro sole, pro pulvere, pro vigiliis, pro laboribus. Dove s’ intende, che queste cose piacevoli che qui sono ombre, erbe, fiori, fonte, riposo, e simiglianti cose si danno al Duca in vece di quelle…”

Nella prima delle tre frasi suggerite dal Bembo troviamo una parte dell’epigrafe sulla casa rurale di Viboldone: pro sole, pro pulvere, pro vigiliis, pro laboribus.

Per la Villa Imperiale la duchessa accolse solo questo suggerimento del Bembo; sul fronte fece scrivere questa epigrafe dedicatoria:

FRANCESCO MARIAE DUCI METAURENSIUM A BELLIS REDEUNTI LEONORA ANIMI EIUS CAUSA VILLAM EXAEDIFICAVIT

“A Francesco Maria duca del Metauro, di ritorno dalla guerra, Leonora fece costruire (questa ala del) la villa per ristorare il suo spirito”

e nel cortile della villa fece scrivere queste parole che funsero da modello della “nostra” epigrafe di Viboldone:

PRO SOLE PRO PULVERE PRO VIGILIIS PRO LABORIBUS UT MILITARE NEGOTIUM REQUIETE INTERPOSITA CLARIOREM LAUDEM FRUCTUSQUE UBERIORES PARIAT.

“Al posto del sole, della polvere, delle veglie, delle fatiche: affinché l’attività militare, con un intervallo di quiete, generi una più chiara lode e più ricchi frutti”.


Ecco la fonte della parte restante della scritta nella cornice bassa della casa rustica di Viboldone, con una variante, l’aggettivo militare sostituito dall’aggettivo agreste, più coerente con la mutata “destinazione d’uso” della scritta.

Osserviamo il diverso contesto in cui fu utilizzata la scritta di Viboldone: la polvere non era quella sollevata dalle cariche di cavalleria, nemmeno le veglie erano quelle dei turni di guardia, e poi i contadini non lavorano nei campi per conquistare la gloria. In compenso però il loro dei braccianti produceva frutti più concreti, sicuramente più ubertosi di quelli che un soldato raccoglie in un campo di battaglia.

Abbiamo dunque trovato i modelli della scritta al piano inferiore: solo un aggettivo è cambiato, ma la prosa resta apprezzabile per eleganza[7] e proprietà, come si conveniva nel XVI secolo.

Nella stessa villa c’è un’altra epigrafe che ispirò la scritta alta di Viboldone, ma risale ad alcuni secoli dopo, al 1903, quando la famiglia Albani volle restaurare la villa Imperiale pesarese tanto ricca di memorie quanto rovinata dal tempo e dai tormentati passaggi di proprietà. I nuovi proprietari vollero celebrare l’opera di restauro, sicuramente costosa, con questa iscrizione

AEDES MEMORIA INSIGNES AEVO LABENTES IN INTEGRUM RESTITUTAE ANNO MCMIII

La villa insigne di memoria e rovinata dal tempo (fu) restaurata integralmente nell’anno 1903

Il compilatore della cornice alta di Viboldone, ispirandosi a questa epigrafe, creò una frase nuova, con questo esito:

SQVALENTIBUS – ÆD[IBUS DISIEC]TIS – HÆ – RVRIS – COMMODO – A – FVNDA[M]ENTIS – EXCITATÆ – ANNO – RECVPERATÆ - SAL – MCMXXIX – LICT – VII

Abbattuti gli edifici malridotti, queste (case) a conforto della (vita di) campagna furono erette dalle fondamenta nell’anno 1929 della recuperata salvezza, 7° del Littorio

Del modello è stata conservata solo la parola aedes; il resto è stato adattato alla realtà di questo edificio privo di una storia gloriosa da raccontare. L’autore si espresse in un latino un po’ sommario: “ruris commodo” può essere inteso come “a conforto della dura vita dei campi” e “aedes excitatae” si può intendere come “la casa fu velocemente costruita”. In questo contesto l’espressione aulica Recuperatae salutis (dopo Cristo) sembra un po’ anomala.

Arriviamo alle conclusioni.

L’ignoto (per ora) curatore dell’epigrafe di Viboldone, che conosceva le epigrafi della villa Imperiale di Pesaro riportò nella fascia bassa la scritta del XVI secolo cambiando solo un aggettivo, poi si ispirò alla scritta più recente, di pochi anni anteriore a quella della casa rurale, per comporre una dedicatoria nuova, coerente con la storia del borgo contadino.

Si servì della lingua latina anche perché nell’era del littorio (LICT) la lingua latina apparteneva a un registro alto, ideale per celebrare qualunque opera del regime; fu così che la retorica arrivò anche alla periferia di Milano, nella casa che ospitò i braccianti impegnati nei lavori agricoli.

Per pura curiosità raccontiamo anche che il duca morì prematuramente e non si godette la villa; speriamo che la casa rurale sia stata un bel pensiero per i braccianti che lavoravano nella campagna di Viboldone.

Oggi la casa, disabitata, racconta un piccolo frammento della nostra storia che continua ai nostri tempi: la rassegna pesarese “Against Sun and Dust” [8] (contro il sole e la polvere) riecheggia le parole del Bembo: la lingua è cambiata e la storia continua.

 

Sulla storia della Villa:
 https://isairon.it/villa-imperiale-pesaro/ e https://www.villaimperialepesaro.com/storia

Altre informazioni storiche: Luciano Baffioni Venturi, L’ARALDICA SFORZESCA TRA PESARO E MILANO - STORIE DEGLI SFORZA PESARESI (cfr. https://www.notiziarioaraldico.info/2021081916937/storia-degli-sforza-pesaresi/)

 

[1] La formula latina Anno recuperatae salutis (della salvezza recuperata) spesso abbreviata come A.R.S. equivale a “dopo Cristo”.

[2] dal 1922 si calcolava la cronologia dell’era fascista, qui ricordata nella sua forma più enfatica “del littorio”.

[3] Qui il link  

[4] L’espressione ha una concretezza tutta meneghina.

[5] (1470 – 1547) cardinale, umanista, scrittore, autore delle Prose della volgar lingua.

[6] Pietro Bembo, Lettere filologiche, 55 del 28 luglio 1533.

[7] Notare anche il chiasmo clariorem laudem fructusque uberiores

[8] Rassegna annuale sperimentale di arte contemporanea. Cfr. https://flash---art.it/2023/09/stuart-middleton-ivan-cheng-plo-man/https://www.plusultra-studio.com/against-sun-and-dust-2022